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il museo della musica
Venezia
Il violoncello e i nuovi codici musicali
Tra le proposte del 61° Festival Internazionale di Musica Contemporanea ecco per la prima volta l'obbiettivo puntato verso uno specifico strumento: il Focus Violoncello. Un'intera giornata, martedì 3 ottobre, dedicata interamente agli approfondimenti compositivi rivolti ad uno strumento solista, il violoncello per l'appunto. La giornata deve la propria importanza alla peculiare possibilità d'indagine linguistica contemporanea, doe per contemporanea s'intende 'a partire dal secondo Novecento in avanti', e particolarmente nelle ulteriori e sempre più sofisticate applicazioni tecnologiche che innervano la prassi compositiva ed espressiva delle opere proposte. La necessità di 'allargare' le possibilità espressive degli strumenti acustici ha una genesi che possiamo porre nei quartetti di Bela Bartòk, composti tra il 1909 e il 1939, dove le esplorazioni musicali comprendono i rumori, prodotti percotendo lo strumento oppure provocando vibrazioni in modo non convenzionale. Ma è con l'emergere delle tecnologie elettro-acustiche che progressivamente si assiste ad un intensificarsi delle sperimentazioni nella ricerca compositiva. Antesignani in Italia sono Pietro Grossi e Teresa Rampazzi i quali sperimentano fin dagli anni '60 la produzione sonora di sintesi elettronica. Per Luciano Berio, fondatore del centro fiorentino Tempo Reale, l'esperienza della musica elettronica è fondamentale per il compositore in quanto costituisce un'area di fenomeni sonori non riconducibili a codici musicali prestabiliti. Tre sono gli interpreti coinvolti in questo progetto: Michele Marco Rossi che inaugura la giornata nella Sala delle Colonne di Ca' Giustinian alle 12, significativamente la prima opera in programma è "Kottos" di Iannis Xenakis; a seguire ecco Séverine Ballon, francese ma di formazione tedesca impegnata in cinque opere in prima esecuzione italiana, tra le quali "An ocean beyond earth" per violoncello collegato ad un violino, di Liza Lim; si finisce nella Sala d'Armi dell'Arsenale dove il belga ARne Deforce esegue due composizioni in cui è prevista la 'spazializzazione sonora a più canali. La giornata intavola alcune problematiche importanti, d'attualità: quale necessità lega la creatività compositiva alle novità tecnologiche elettroniche? Premesso che i tempi imposti dall'innovazione tecnologica digitale odierna non permettono la 'distillazione' dei linguaggi compositivi, i quali necessitano di un arco temporale adeguato ed intenso, la musica ha ancora bisogno del linguaggio musicale?

Articolo di Andrea Oddone Martin, :VENews 09/17
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  • Le fotografie degli strumenti del Museo della Musica sono di Claudio Mazzolari
  • La fotografia dell'interno della Chiesa di San Maurizio è di Fabio Vivalda