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il museo della musica
Venezia
La storia di Pasquale, l'ultimo organaro di Venezia: "Sono senza eredi"
Lo chiamano “il re degli strumenti”, proprio per quel suo timbro solenne. Vanta una tradizione millenaria, anche se oggi la musica sacra esce sempre più raramente dalle sue canne. L’organo, per sopravvivere, ha bisogno di cura e dedizione. Abilità che, a Venezia, rischiano di sparire. Pasquale Ferrari, 63 anni, è l’ultimo organaro rimasto in città. E poi, cosa rimarrà di quest’arte? “Basta, si chiude”, ammette. E’ stato lui, a distanza di quattro decenni dalla chiusura della storica Bazzani, il primo a riaprire, a Venezia, un’azienda specializzata in restauri e costruzioni di strumenti: la “Ditta organaria di Pasquale Ferrari”. Aveva solo vent’anni. “I miei genitori facevano tutt’altro”, spiega, “mio fratello, invece é organista. Io ero affascinato da questa macchina, con tasti pedali e canne da cui usciva un suono così emozionante”. Da giovane studia ingegneria, é appassionato di meccanica. Si avvicina a qualche laboratorio e lì scatta la scintilla: costruire una macchina da cui nasce musica. “Contribuisco a questo processo creativo: ecco la mia più grande soddisfazione. In fondo, nella parola artigiano é contenuta la radice di arte”. A Venezia sono un’ottantina gli organi conservati nelle chiese. La città, del resto, ha un’ottima tradizione: tra il ‘400 e il ‘600 é una delle capitali mondiali nella costruzione di strumenti. La prima qualità dell’organaro? La pazienza. “Quattro anni”, racconta, “ci sono voluti per restaurare l’organo alla Madonna dell’Orto, realizzato a fine ‘800”. In decenni di carriera, sono oltre 40 gli organi restaurati da Ferrari e i suoi collaboratori. Tre, invece, quelli costruiti. Uno di questi é a Venezia, a Santa Maria Formosa: “Ma purtroppo é da dieci anni che nessuno lo suona”. Il lavoro, per adesso, non manca. Ma di forze fresche all’orizzonte neanche l’ombra, e la concorrenza dei centri commerciali soffoca le piccole botteghe. “In più questa città é fagocitata dal turismo” conclude “se qualcosa non cambia, l’artigianato é destinato a scomparire”.  Per leggere l'articolo intero di Eugenio Pendolini pubblicato sulla Nuova di Venezia clicca qui
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  • Le fotografie degli strumenti del Museo della Musica sono di Claudio Mazzolari
  • La fotografia dell'interno della Chiesa di San Maurizio è di Fabio Vivalda